Aumento bollatta dell'acqua. Privatizzazione.
L’acqua rappresenta uno degli elementi indispensabili per la nostra sopravvivenza e pertanto è un diritto fondamentale umano. La possibilità di accedere all’acqua potabile per bere e per cucinare costituisce un bisogno primario e il soddisfacimento di questo bisogno dovrebbe essere garantito a ogni essere umano. In secondo luogo l’utilizzo di acqua per l’igiene personale e per l’agricoltura si rivela indispensabile per la sopravvivenza della comunità. Per offrire questo diritto fondamentale per l’uomo, lo Stato Italiano ha ben pensato di affidare la gestione delle risorse idriche a delle S.p.A. Il 10 settembre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge e il 19 novembre la Camera dei Deputati lo ha convertito in Legge. L’art. 15 di tale decreto (che ha modificato il precedente art. 23 bis) muove passi decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo:
- l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%;
- la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario..
Leggi il testo del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 coordinato con la legge di conversione 20 novembre 2009, n. 166

Se prenderà corpo la privatizzazione delle risorse idriche, il costo della bolletta dell’acqua sarà destinata ad aumentare significativamente e in alcuni casi in modo insostenibile per gli scarni bilanci familiari, già oggi per molte persone pesantemente deficitari.


Le S.p.A. che prenderanno in gestione il servizio idrico italiano non avranno come scopo offrire ai cittadini il servizio migliore al prezzo migliore, ma avranno lo scopo di salvaguardare i propri azionisti a discapito degli investimenti. Non risulterebbe conveniente ammodernare e mantenere efficiente la rete idrica né tanto meno avere un numero di personale adeguato a garantire un servizio di qualità e controlli scrupolosi e sempre attenti, perché questo richiederebbe un investimento, e un investimento si tradurrebbe in minori profitti. Il profitto è infatti l’unica ragion d’essere delle S.p.A., una imprescindibile sovrattassa sulle bollette che ben si differenzia dal pareggio di bilancio del servizio pubblico. I costi di gestione degli impianti e del personale, i costi per le riparazioni e per gli ammodernamenti che le società private dovranno sostenere non saranno finanziate dallo Stato, ma saranno sostenute con un aumento impietoso delle tariffe.

Sostenere tutto ciò non è difficile. Non bisogna essere dei geni in economia per capire questi concetti, basta verificare cosa è accaduto lì dove la gestione della distribuzione idrica è già stata privatizzata. Il risultato prodotto in Francia dalla privatizzazione degli acquedotti di molte città è stato quello di avere dei prezzi gonfiati e dei servizi obsoleti e di scarsa efficienza. La tendenza ora è rendere pubblica l’acqua! Il sindaco di Parigi Bertrand Delanöe non ha rinnovato il contratto con Suez e Veolia (le più grandi multinazionali dell’acqua), dopo 25 anni di gestione privata. “Vogliamo offrire un servizio migliore a un prezzo inferiore” ha dichiarato il sindaco parigino. E così è stato. Ripristinata la gestione municipale all’inizio del 2010 il prezzo dell’acqua si è subito sgonfiato. Ma questo non è il solo caso; già altre 40 città francesi e parecchie città in Asia, Africa e America latina avevano già deciso di tornare al servizio pubblico.



A dimostrare ulteriormente il grave danno che potremmo subire ai nostri portafoglio e alla nostra salute non ci sono solo esempi dall’estero, ma anche in Italia. Ad Aprilia, in provincia di Latina, l’acqua è già sotto il controllo di una S.p.A. La società che gestisce l’acqua si chiama Acqualatina, gestita sempre da Veolia, che ne possiede il 46,5% del pacchetto azionario, e nel 2005 ha ben deciso di aumentare le bollette ai cittadini di Aprilia del 300%! Questo ha provocato le conseguenti reazioni di oltre 4000 famiglie che si sono riunite in un comitato di protesta e da quel momento hanno deciso di non pagare più le bollette ad Acqualatina, ma di pagarle al comune. La società si è difesa riducendo i flussi di acqua o addirittura in alcuni casi staccando i contatori, privando i cittadini di quel diritto fondamentale di cui ho parlato all’inizio.

Per difendere i nostri diritti, per difendere la nostra salute e per difendere anche il nostro portafogli sabato 24 aprile 2010 inizierà una raccolta firme (ne servono 500mila) su tutto il territorio nazionale per promuovere 3 quesiti referendari. Il referendum è stato organizzato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e per abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo nel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti.
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Cito una frase del professor Gregorio Arena, ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università di Trento che dice: “Ciò che è nostro non è pubblico, è comune, e come tale non è privatizzabile perché lo Stato può decidere di privatizzare ciò che è pubblico, cioè dello Stato, ma non ciò che è comune, cioè di tutti.”
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

I fan di La mia Ecologia
Approfondimenti
Visitatori
 8 visitatori online
ECO-Libreria