
Ognuno di noi con il proprio stile di vita e i propri modelli di consumo esercita un determinato “peso” sulla Terra; questo peso viene detto impronta ecologica. L'impronta ecologica è un indice molto eloquente che ci informa su quanto gli esseri umani stanno sfruttando l’ecosistema del nostro pianeta per
- produrre le risorse necessarie a mantenere un certo tenore di vita;
- assimilare i rifiuti prodotti, tra cui l’anidride carbonica derivante dalla combustione di benzina, gas, eccetera.
Il metodo dell’impronta ecologica è stato elaborato dall’ecologo William Rees della British Columbia University e poi perfezionato da Mathis Wackernagel, oggi direttore dell’Ecological Footprint Network.
Il concetto di impronta ecologica è strettamente connesso con quello di biocapacità (o capacità di carico), ovvero la superficie effettivamente utilizzabile da ognuno di noi per produrre le risorse e smaltire i rifiuti ed è inversamente proporzionale all’incremento demografico. Attualmente, la biocapacità è intorno a 1,8ha (ettari) per persona, mentre a livello mondiale l’impronta ecologica media è di circa 2,2ha. Ciò vuol dire che stiamo già vivendo al di sopra delle nostre possibilità!
- produrre le risorse necessarie a mantenere un certo tenore di vita;
- assimilare i rifiuti prodotti, tra cui l’anidride carbonica derivante dalla combustione di benzina, gas, eccetera.
Il metodo dell’impronta ecologica è stato elaborato dall’ecologo William Rees della British Columbia University e poi perfezionato da Mathis Wackernagel, oggi direttore dell’Ecological Footprint Network.
Il concetto di impronta ecologica è strettamente connesso con quello di biocapacità (o capacità di carico), ovvero la superficie effettivamente utilizzabile da ognuno di noi per produrre le risorse e smaltire i rifiuti ed è inversamente proporzionale all’incremento demografico. Attualmente, la biocapacità è intorno a 1,8ha (ettari) per persona, mentre a livello mondiale l’impronta ecologica media è di circa 2,2ha. Ciò vuol dire che stiamo già vivendo al di sopra delle nostre possibilità!
La situazione si fa più complessa se pensiamo che l’impronta ecologica misurata a livello mondiale ha un valore di media, e come tutte le medie, nasconde al suo interno disparità enormi tra Paesi ricchi e poveri. Europa e Nord America hanno rispettivamente un’impronta ecologica di 9.4 e 4.7ha; i Paesi più poveri sono notevolmente al di sotto del valore di capacità di carico di 1,8ha.
L’Italia, stando alle stime del 2008, ha un’impronta ecologica di 4,8ha pro capite con una biocapacità di 1,2ha per individuo.
Il futuro che si prospetta è piuttosto inquietante: poiché non possiamo usare più terra di quella effettivamente disponibile, stiamo intaccando il capitale naturale della terra, in particolare le foreste (che sono tagliate ad un ritmo maggiore della loro crescita) e l’atmosfera (che deve ingurgitare molta più anidride carbonica di quanto i vegetali possano smaltire). Perpetuando l’attuale ritmo di logorio di acqua, suolo fertile, risorse forestali e specie animali tra meno di un secolo ci vorrà un altro pianeta per sostenere gli attuali livelli di consumo.
Quindi, quanto pesa ognuno di noi con le proprie abitudini sul nostro pianeta? Su internet numerosi siti offrono la possibilità di misurare la propria impronta ecologica, inserendo una serie di dati relativi al cibo, ai beni di consumo e ai trasporti.
La mia impronta ecologica è di 2.6ha (notevolmente sotto la media, ma nettamente al di sopra della biocapacità), tutto sommato perché i miei mezzi di locomozione sono quanto più è possibile le mie gambe e il trasporto pubblico, non consumo molta carne e faccio molta attenzione a non sprecare acqua ed energia inutilmente. Infatti, per ridurre la propria impronta sull’ambiente non è necessario privarsi o vivere male ma semplicemente condurre uno stile di vita più responsabile e sostenibile, e soprattutto di fronte al consumo chiedersi “ma ne ho veramente bisogno?

